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Con le “apparatora” inizia la festa: il fascino antico delle luminarie patronali

EDITORIALE – C’erano tempi in cui non serviva attendere la banda, la processione o il primo spettacolo in piazza per capire che la festa patronale stava arrivando. Bastavano alcuni pali di legno appoggiati lungo la strada, una scala, le matasse di filo e quegli uomini intenti a lavorare con lo sguardo rivolto verso l’alto. Erano arrivate le “apparatora”. E per un paese, soprattutto per i bambini, la festa cominciava già in quel momento.

Un termine vernacolare, “apparatora”, rimasto nella memoria di molte generazioni per indicare quelle che oggi chiamiamo semplicemente luminarie. Una parola che racchiudeva però qualcosa di più delle illuminazioni: significava preparare, addobbare, “vestire” il paese per i giorni dedicati al Santo Patrono.

E non è soltanto memoria popolare. La storia delle luminarie italiane racconta infatti delle antiche “parature” o “parazioni”, strutture effimere realizzate per ornare strade e piazze. Gli artigiani addetti alla loro costruzione erano chiamati “paratori”: con pali di legno, fili di ferro, scale e punti luminosi trasformavano per pochi giorni l’aspetto consueto dei centri abitati.

Per i bambini di una volta il montaggio era già uno spettacolo.

Si seguivano gli operai quasi passo dopo passo. Si osservavano i pali di legno che venivano sollevati e fissati, i fili di ferro tesi da un lato all’altro della strada e assicurati alle ringhiere, ai balconi e ai muri delle case. Poi arrivavano gli elementi delle luminarie e lentamente quella strada percorsa ogni giorno assumeva un volto completamente diverso.

Era quasi un piccolo cantiere della meraviglia.

Ci si fermava a guardare con il naso all’insù e con quella curiosità che appartiene all’infanzia: cercando di immaginare come sarebbe apparso tutto una volta scesa la sera e, soprattutto, aspettando il momento dell’accensione.

La tecnica è cambiata enormemente, ma alcuni gesti sono rimasti sorprendentemente familiari. Ancora oggi pali, cavi e strutture di sostegno servono a creare quelle architetture provvisorie che attraversano strade e piazze. Ed è proprio questa capacità di modificare per qualche giorno lo spazio urbano ad aver reso le luminarie uno degli elementi più riconoscibili delle feste patronali.

La loro storia, del resto, viene da molto lontano. Prima dell’elettricità si utilizzavano torce e recipienti contenenti olio; sulle antiche parature venivano sistemati anche piccoli bicchieri di vetro con olio lampante, accesi uno dopo l’altro. Successivamente arrivarono il gas e il carburo e, infine, l’energia elettrica, fino alle moderne lampade e agli attuali sistemi a Led.

È cambiata la tecnologia, dunque, ma non completamente il rito.

Ancora oggi vedere arrivare gli addetti alle luminarie significa percepire che qualcosa sta per cominciare. Le strutture prendono forma, le vie si vestono a festa e l’ordinario lascia spazio per qualche giorno allo straordinario.

E poi arriva la sera.

Quello che poche ore prima era un intreccio quasi incomprensibile di fili, strutture e lampadine improvvisamente si accende. Archi, disegni e geometrie luminose attraversano il cielo sopra le strade; la piazza cambia volto e quella luce diventa parte dello spettacolo e, nello stesso tempo, della devozione.

Perché la festa patronale italiana è sempre stata anche questo: un incontro tra il momento religioso e quello popolare, tra devozione, socialità, musica, spettacolo e senso di appartenenza. Le luminarie ne sono diventate nei secoli una delle espressioni visive più caratteristiche.

E forse proprio per questo le “apparatora” conservano ancora oggi un fascino particolare.

Per chi è bambino adesso sono luci spettacolari da fotografare e osservare. Per chi bambino lo è stato qualche decennio fa, invece, basta vedere un palo appena montato, un filo tirato sopra una strada o gli operai al lavoro su una scala per riaprire improvvisamente una porta della memoria.

Quando arrivavano le “apparatora”, la festa era davvero iniziata.

E mentre cambiano le lampadine, le tecnologie e persino il modo di vivere le feste, resta immutata quella sensazione: vedere il proprio paese che lentamente si veste di luce e sapere che, ancora una volta, stanno per tornare quei giorni speciali attesi per un anno intero.