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Castel di Tora, il lago si ritira e riaffiora l’antica necropoli

CASTEL DI TORA – Quando le acque del Lago del Turano si abbassano, dalle sue sponde tornano ad affiorare testimonianze di una storia rimasta custodita per secoli. In località Fontanelle, nel territorio di Castel di Tora, nuove indagini archeologiche stanno riportando alla luce altre sepolture appartenenti all’antica necropoli, un sito che continua a fornire preziosi elementi sulla presenza umana nella Valle del Turano quasi duemila anni fa.

A raccontare gli ultimi sviluppi delle ricerche è Turano Archaeo Survey, progetto di archeologia pubblica e partecipata dedicato alla riscoperta, allo studio e alla valorizzazione del patrimonio archeologico della Valle del Turano.

Quando il livello dell’invaso diminuisce, tra terra, pietre e tegole smosse dall’acqua diventano nuovamente visibili le tracce della necropoli di Fontanelle. Nel corso dell’ultima campagna sono state indagate nuove tombe, prevalentemente riconducibili alla tipologia cosiddetta “alla cappuccina”, caratterizzata dall’impiego di tegole disposte a protezione del corpo del defunto.

Tra le sepolture esaminate, tuttavia, una ha immediatamente attirato l’attenzione degli archeologi. A differenza delle altre non presentava alcuna copertura: il corpo era stato deposto direttamente all’interno della fossa. Sono i resti di una giovane alla quale è stato dato il nome di “Cosina”.

Proprio le caratteristiche anomale della sepoltura aprono nuovi interrogativi. Perché la giovane venne deposta in maniera differente rispetto agli altri individui della necropoli? Una domanda alla quale gli studiosi cercheranno di dare risposta attraverso le successive fasi della ricerca.

Particolarmente importante è lo stato di conservazione del cranio, rimasto quasi integro. Le analisi potranno fornire informazioni sull’età della giovane, sulla statura, sull’eventuale presenza di patologie e sulle sue condizioni di vita. Studi più approfonditi potrebbero inoltre consentire di ricostruire alcuni aspetti dell’alimentazione e, più in generale, della quotidianità della comunità alla quale apparteneva.

Quanto emerge rappresenta soltanto una parte di un sito archeologico che sarebbe molto più esteso rispetto a ciò che oggi appare in superficie. Le acque del Turano ne hanno nascosto e, allo stesso tempo, custodito per lungo tempo le testimonianze, che riaffiorano progressivamente con le variazioni del livello del lago.

Le ricerche a Fontanelle assumono così un valore che va oltre il singolo ritrovamento. Sepoltura dopo sepoltura, i reperti stanno contribuendo a ricostruire il popolamento antico della Valle del Turano, aggiungendo nuovi tasselli alla conoscenza di un territorio nel quale paesaggio, archeologia e storia continuano a intrecciarsi.

E ora al centro dell’interesse c’è soprattutto lei, “Cosina”, la giovane sepolta diversamente dagli altri quasi duemila anni fa, la cui storia potrebbe essere in parte ricostruita grazie alle indagini archeologiche e antropologiche.