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Carsoli, nuovi tasselli sulla storia della chiesa del Carmine: la ricerca di Luciano Del Giudice svela opere e particolarità inedite

CARSOLI – Opere d’arte, reliquie, testimonianze architettoniche e particolari rimasti finora poco indagati emergono dalla ricerca condotta dallo storico Luciano Del Giudice sulla chiesa della Madonna del Carmine di Carsoli. Lo studio ricostruisce la cronistoria del tempio e porta alla luce diversi elementi inediti, alcuni dei quali consentono di attribuire con maggiore precisione opere custodite da decenni all’interno dell’edificio sacro.

Tra gli aspetti più significativi della ricerca figura l’attribuzione dei dipinti su tavola raffiguranti le quattordici stazioni della Via Crucis e del grande Crocifisso collocato nella parte alta del presbiterio. Entrambe le opere, datate 1965, vengono ricondotte al pittore Pasquale Di Fabio, artista abruzzese che successivamente, insieme a Carlo Genovese, diede vita a Bologna al movimento anecoico e che fu legato da amicizia al maestro Remo Brindisi.

Ma il patrimonio conservato nella chiesa carsolana riserva ulteriori particolarità. Del Giudice richiama l’attenzione sulla presenza di rari reliquiari legati a Edith Stein e Santa Teresa di Lisieaux, oltre che su una scultura del 1927 realizzata da G. Moroder.

Una delle scoperte che maggiormente ha attirato l’attenzione dello studioso riguarda proprio un dipinto raffigurante Santa Teresa di Lisieaux, collocato davanti alla sacrestia e firmato A. Alessio, 1936. Secondo la ricerca, potrebbe trattarsi di un’opera particolarmente rara: l’artista, ritenuto di probabile origine padovana, sarebbe infatti conosciuto soprattutto per la produzione di cromolitografie, oggi apprezzate anche in ambito collezionistico, mentre risultano assai meno note opere pittoriche di questa tipologia.

Lo studio ripercorre inoltre le vicende della costruzione dell’attuale chiesa. La posa della prima pietra risale al 1962 e avvenne alla presenza dell’allora ministro Giuseppe Spataro, mentre il completamento dell’edificio viene collocato nel 1965. Un arco temporale che coincide significativamente con gli anni del Concilio Vaticano II, aperto da Papa Giovanni XXIII nel 1962 e concluso nel 1965 sotto Paolo VI.

La chiesa del Carmine si inserì dunque nella stagione di profondo rinnovamento della Chiesa cattolica e della liturgia. Anche la concezione degli spazi interni, con l’altare orientato verso l’assemblea, viene indicata da Del Giudice come un elemento particolarmente innovativo per l’epoca.

Il progetto fu firmato dall’architetto Augusto Angelini, di origini carsolane e attivo all’Aquila, dove collaborò a lungo con la Soprintendenza. Del Giudice evidenzia il valore dell’edificio anche sotto il profilo dell’architettura religiosa del secondo dopoguerra, richiamando tra le altre realizzazioni di Angelini la nota Torre Eburnea nell’area di Collemaggio all’Aquila.

Caratteristico è anche l’aspetto esterno della chiesa: il paramento in laterizi prevalentemente rossi viene movimentato dall’inserimento di elementi giallo-ocra, mentre il campanile è contraddistinto dalle alte strutture laterali in cemento. Proprio qui è custodita un’altra testimonianza della Carsoli del passato: una campana risalente al Cinquecento, recuperata dalla precedente chiesa quattrocentesca che sorgeva nei pressi del ponte in ferro e salvata dalla sua demolizione.

La ricerca completa è pubblicata sul nuovo numero de “Il Foglio di Lumen”, disponibile nelle edicole e nelle cartolibrerie. La rivista contiene inoltre un’ampia trattazione del congresso svoltosi a Pereto nell’ambito delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, con riferimenti alla tradizione che lega il passaggio del Santo nel 1216 al colle Vezzaino e alla successiva nascita del monastero.

Del Giudice conclude rivolgendo un apprezzamento al parroco e ai volontari che hanno contribuito alla riapertura al culto della chiesa della Madonna del Carmine, restituendo alla comunità non soltanto un edificio religioso, ma un luogo che rappresenta una parte importante della Carsoli contemporanea e della sua memoria collettiva.

Una storia relativamente recente rispetto alle chiese più antiche del territorio, ma che proprio attraverso queste ricerche rivela un patrimonio artistico e documentale ancora tutto da conoscere e valorizzare.