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Campi Flegrei, il bradisismo che fa tremare Pozzuoli: storia, cause e le ultime forti scosse

POZZUOLI – La terra continua a muoversi, lentamente ma inesorabilmente, sotto i Campi Flegrei. Il fenomeno del bradisismo, che da secoli caratterizza l’area vulcanica a ovest di Napoli, è tornato negli ultimi anni al centro dell’attenzione nazionale a causa dell’aumento della sismicità e dei danni provocati da una serie di terremoti che hanno interessato soprattutto Pozzuoli, Bacoli e i quartieri occidentali del capoluogo campano.

L’episodio più recente e intenso si è verificato il 31 luglio 2026, quando una scossa di magnitudo 4.7, con epicentro nell’area della Solfatara di Pozzuoli e ipocentro a circa tre chilometri di profondità, è stata avvertita distintamente in tutta l’area metropolitana di Napoli. Il sisma, il più forte registrato negli ultimi quarant’anni nella caldera flegrea, ha provocato danni a edifici, numerosi crolli di cornicioni, decine di feriti e l’evacuazione precauzionale di migliaia di persone. Alla prima scossa è seguito uno sciame sismico con decine di repliche, tra cui un evento di magnitudo 3.8, alimentando timori e apprensione tra la popolazione.

Che cos’è il bradisismo

Il termine bradisismo deriva dal greco bradýs (lento) e seismós (movimento) e indica il lento sollevamento e abbassamento del suolo provocato dalla dinamica del sistema vulcanico presente nel sottosuolo. Nei Campi Flegrei questo fenomeno è legato principalmente alla pressione esercitata dai fluidi idrotermali e dai gas che si accumulano all’interno della caldera, modificando progressivamente il livello del terreno.

A differenza di un terremoto tradizionale, il bradisismo non rappresenta un evento improvviso ma un processo che può durare mesi o anni. Tuttavia, proprio il continuo aumento della pressione sotterranea genera fratture nelle rocce e produce gli sciami sismici che vengono percepiti dalla popolazione.

La Solfatara, il cuore del sistema vulcanico

Uno dei punti più sensibili dell’intera caldera è la Solfatara di Pozzuoli, antico cratere vulcanico oggi caratterizzato da fumarole, emissioni di anidride carbonica e vapori ricchi di zolfo, manifestazioni che testimoniano come il sistema vulcanico sia ancora attivo, sebbene in fase di quiescenza.

La Solfatara rappresenta un vero laboratorio naturale per vulcanologi e geologi di tutto il mondo. Qui vengono monitorate costantemente temperatura dei gas, deformazioni del terreno, composizione chimica delle emissioni e attività sismica, elementi fondamentali per comprendere l’evoluzione della caldera flegrea. Dopo le crisi bradisismiche degli anni Settanta e Ottanta l’intera area è stata dotata di una sofisticata rete di monitoraggio geofisico e geochimico.

Una storia lunga secoli

I movimenti del suolo nei Campi Flegrei sono documentati fin dall’epoca romana. Il simbolo più evidente è il cosiddetto Macellum di Pozzuoli, conosciuto come Tempio di Serapide, le cui colonne conservano ancora oggi i segni lasciati dai molluschi marini che testimoniano le antiche fasi di immersione e successivo sollevamento del terreno.

Nel corso della storia il fenomeno si è manifestato più volte, ma le crisi più importanti dell’epoca moderna risalgono al 1970-1972 e soprattutto al 1982-1984, quando il suolo si sollevò di circa tre metri, accompagnato da migliaia di terremoti. In quel periodo oltre 40.000 abitanti del Rione Terra furono evacuati per motivi di sicurezza e il centro storico di Pozzuoli venne completamente sgomberato.

La ripresa del fenomeno dal 2005

Dopo una fase di relativa stabilità, il bradisismo ha ripreso intensità a partire dal 2005. Da allora il terreno ha continuato lentamente a sollevarsi, con un’accelerazione registrata negli ultimi anni.

Secondo i dati del Dipartimento della Protezione Civile, aggiornati al 2026, il Rione Terra ha registrato un sollevamento complessivo di circa 163,5 centimetri, dei quali oltre 25 centimetri dal gennaio 2025, a conferma di una fase ancora attiva del fenomeno.

Perché aumentano i terremoti

L’incremento delle scosse è direttamente collegato alla deformazione del sottosuolo. L’accumulo di gas e fluidi nelle rocce provoca tensioni che vengono rilasciate attraverso terremoti generalmente superficiali, motivo per cui risultano particolarmente avvertiti dalla popolazione anche quando la magnitudo non è elevatissima.

Negli ultimi anni si è assistito a una progressiva crescita dell’intensità degli eventi: dalla magnitudo 3.1 del 2020, si è passati alle scosse di 4.4 nel 2024, 4.6 nel 2025 e infine alla 4.7 del luglio 2026, la più intensa registrata negli ultimi quarant’anni nell’area flegrea.

Nessun segnale imminente di eruzione

Gli esperti dell’INGV e dell’Osservatorio Vesuviano ribadiscono che l’attuale fase di bradisismo non equivale a un’imminente eruzione vulcanica. Sebbene il sistema sia in una fase di forte dinamismo, tutti i parametri vengono monitorati in tempo reale e, allo stato attuale, non esistono evidenze scientifiche che indichino una risalita del magma verso la superficie tale da far prevedere un’eruzione nel breve periodo.

Resta però elevata l’attenzione delle autorità, soprattutto per gli effetti che il fenomeno produce sugli edifici e sulla vita quotidiana dei circa 500 mila residenti che vivono all’interno della vasta caldera dei Campi Flegrei, una delle aree vulcaniche più studiate e monitorate al mondo.