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Cambiamento climatico e scuole roventi, spunta l’ipotesi del ritorno in classe il 1° ottobre

Il caldo sempre più persistente durante il mese di settembre potrebbe arrivare a modificare anche il calendario scolastico. Con temperature ancora pienamente estive e molti edifici privi di impianti di climatizzazione, torna infatti al centro del dibattito l’ipotesi di posticipare la riapertura delle scuole al 1° ottobre, data che per generazioni ha rappresentato l’inizio tradizionale dell’anno scolastico e la conclusione simbolica dell’estate.

Al momento non esiste alcuna decisione ufficiale: per l’anno scolastico 2026-2027 le lezioni inizieranno il 15 settembre nel Lazio e il 16 settembre in Abruzzo. Tuttavia, sindacati e associazioni hanno sollevato il problema delle condizioni nelle quali studenti, insegnanti e personale dovranno trascorrere molte ore all’interno di aule spesso inadeguate ad affrontare temperature elevate.

La Flc Cgil ha chiesto di valutare il rinvio laddove non esistano le condizioni necessarie per rispettare le norme sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Più netta la posizione dell’Anief, che da tempo propone di riportare l’apertura delle scuole a ottobre. Parallelamente è stata lanciata anche una petizione per far slittare la prima campanella al 1° ottobre, alimentando un confronto che divide famiglie e operatori scolastici.

Il problema non riguarda soltanto le regioni meridionali. Anche nel Lazio e in Abruzzo, comprese le aree interne un tempo caratterizzate da un rapido abbassamento delle temperature dopo Ferragosto, settembre presenta sempre più frequentemente condizioni estive. Nella memoria collettiva, la fine di agosto segnava già un cambiamento evidente della stagione, soprattutto durante le ore serali e notturne. Oggi, invece, il caldo può protrarsi ben oltre la metà di settembre, facendo coincidere la riapertura delle scuole con giornate particolarmente afose.

Il cambiamento climatico sta quindi incidendo non soltanto sull’ambiente e sulle abitudini individuali, ma anche sull’organizzazione dei servizi pubblici. Le date stabilite decenni fa sulla base di un andamento stagionale ormai mutato potrebbero richiedere una revisione, oppure investimenti strutturali capaci di rendere gli edifici utilizzabili in condizioni climatiche differenti.

Posticipare l’inizio delle lezioni, tuttavia, non risolverebbe completamente il problema. I giorni perduti a settembre dovrebbero essere recuperati attraverso una diversa organizzazione dell’anno scolastico, con una possibile riduzione delle vacanze o un prolungamento delle attività a giugno, mese nel quale il caldo potrebbe essere altrettanto intenso.

L’alternativa è dotare gli istituti di sistemi di raffrescamento e migliorare l’efficienza energetica degli edifici. Il Ministero dell’Istruzione ha annunciato un contributo da 20 milioni di euro per il raffrescamento delle scuole, ma le necessità riguardano un patrimonio immobiliare molto vasto e composto in numerosi casi da strutture datate. Non si tratta soltanto di installare condizionatori, ma di verificare impianti elettrici, consumi, isolamento termico e sostenibilità degli interventi.

Il tema è destinato quindi a ripresentarsi in vista del prossimo anno scolastico. Se le estati continueranno ad allungarsi e settembre manterrà temperature elevate, il ritorno in classe il 1° ottobre potrebbe trasformarsi da semplice proposta a ipotesi concreta. Per ora resta aperto il confronto tra chi chiede di modificare il calendario e chi ritiene più urgente adeguare le scuole al clima che cambia, evitando che ogni nuova ondata di caldo costringa a rimettere in discussione l’inizio delle lezioni.

Per il 2026-2027 rimangono valide le date già deliberate: nel Lazio le lezioni inizieranno il 15 settembre, mentre in Abruzzo il calendario regionale prevede l’avvio il 16 settembre.