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Al Mondiale un giocatore su dieci è nato in Francia

Mentre gli Azzurri fanno fatica a mettere insieme undici titolari capaci di fare paura persino a nazionali come Norvegia e Bosnia, appena oltre il confine si vive un paradosso opposto, certificato da dati che lasciano a bocca aperta. La Francia calcistica è diventata una vera e propria fabbrica globale di talenti: quasi un giocatore su 10 convocato per il Mondiale è infatti nato in Francia, in particolare nelle banlieue parigine. I numeri complessivi parlano chiaro: ben 99 calciatori nati sul suolo transalpino su 1248 totali prenderanno parte alla competizione, un dato pari al 7,9% del totale.

Un’opulenza talmente esagerata da permettere ai francesi di “esportare” ben 76 calciatori verso altre 12 nazionali: basti pensare ai 13 convocati dell’Algeria, ai 12 di Haiti, agli 11 della Repubblica Democratica del Congo o ai 10 del Senegal, senza contare i blocchi destinati a Costa d’Avorio, Tunisia e Marocco.

Il vero shock per la nostra Nazionale, ormai scarna di fuoriclasse e costretta ad aggrapparsi a continue scommesse per ritrovare l’identità perduta, sta nell’elenco infinito di talenti purissimi che il ct dei Bleus ha semplicemente deciso di non convocare per questioni di spazio. Una sfilza di nomi pesanti che resteranno a casa, ma che da noi avrebbero la maglia da titolare assicurata e, probabilmente, pure la fascia da capitano al braccio.

È una disparità che fa impressione: lo staff tecnico transalpino decide di fare a meno di fari del centrocampo come Camavinga, dell’esplosività di Kolo Muani o dell’esperienza internazionale di Pavard. E la lista degli esclusi eccellenti continua con la freschezza tra i pali di Chevalier, la classe ritrovata di Thauvin e la sostanza di Tolisso. Quelli che per noi sarebbero i salvatori della patria, per la Francia sono solo esuberi di lusso. Una fotografia impietosa del momento storico che divide il nostro calcio dal loro.