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A Roviano si gioca fuori casa: Virtus Rea: “il campo è chiuso, il cantiere pure”

ROVIANO – “Questo articolo si limita a raccontare fatti e a descrivere lo stato attuale di un cantiere pubblico. Non ha finalità politiche né intento polemico: nasce dalla volontà di informare la comunità e, se possibile, contribuire a sbloccare una situazione che penalizza chi ne ha meno colpa. Lo spirito è costruttivo. I fatti, purtroppo, meno.

C’è un posto nella Valle dell’Aniene dove il tempo si è fermato. Non è un sito archeologico, anche se di questo passo potrebbe diventarlo. È il campo sportivo di Roviano, dove un progetto da oltre un milione di euro di fondi PNRR — erba sintetica al posto della pozzolana, spogliatoi riqualificati ed efficientati — sta procedendo con la solerzia di una pratica burocratica lasciata in fondo al cassetto.

La storia comincia nell’estate del 2025, quando il campo viene chiuso alle associazioni locali. La squadra — nata dalla fusione tra le realtà calcistiche di Roviano e Arsoli, due paesi che hanno scelto di unire le forze proprio per non sparire dal panorama sportivo della valle — viene sfrattata con la promessa di lavori imminenti, e da allora si allena altrove, pagando l’affitto di campi limitrofi con soldi che avrebbe potuto investire in allenatori, divise e trasferte. I lavori, quelli, sono partiti quasi un anno dopo. Poi è arrivata la promessa: tutto pronto entro fine estate 2026, giusto in tempo per la nuova stagione. A fine agosto il cantiere era fermo. Nuova scadenza annunciata: 31 ottobre. I più realisti hanno già prenotato il campo in affitto fino a Natale.

Il terreno di gioco al 4 settembre 2026: la pozzolana è ancora lì, il manto in erba sintetica no. Ai bordi, materiali accatastati e big bag.

La situazione al 4 settembre 2026 è questa: una giornata serena e soleggiata, perfetta per lavorare, meno perfetta per giustificare l’assenza totale di attività. Cancelli aperti, sito liberamente accessibile a chiunque, nessun operaio, nessun rumore. Solo il vento tra gli alberi e il silenzio piuttosto eloquente di un’opera pubblica che sembra essersi messa in pausa.

Il campo è ancora quello di sempre: pozzolana. Sacchi di materiale, blocchi di cemento e big bag giacciono ai bordi del terreno di gioco con la stessa cura con cui si lasciano le promesse, cioè a metà strada. I fari dell’illuminazione svettano come sentinelle di un cantiere fantasma, mentre sullo sfondo le montagne della valle offrono uno scenario che meriterebbe ben altro spettacolo.

L’accesso al cantiere: cancelli aperti, nessuna recinzione attiva e nessun operaio al lavoro in una giornata di pieno sole.

Gli spogliatoi raccontano una storia simile. In un locale le pareti sono aperte, con gli impianti idraulici ancora allo stato grezzo e i tubi che emergono come le vene di un paziente in attesa di un intervento che non arriva. In un altro, finestre nuove montate su muri intonacati a metà, sacchi di spazzatura e tubi di plastica sparsi a terra. Tutto iniziato, niente finito.

Spogliatoi: tracce aperte, muri scrostati e impianti allo stato grezzo. I segni arancioni indicano dove si dovrebbe ancora intervenire.

Il cartello di cantiere — l’unica cosa davvero completa dell’intera opera — riporta una durata lavori di trecento giorni a partire dal 14 luglio 2025. Chiunque sappia usare un calendario arriva a maggio 2026. Siamo a settembre. Evidentemente, a Roviano il calendario funziona con criteri suoi.

Il cartello di cantiere: durata lavori trecento giorni a partire dal 14 luglio 2025. Il conto porta a maggio 2026.

In tutto questo, l’amministrazione comunale tace. Nessuna comunicazione ufficiale, nessun aggiornamento ai cittadini, nessuna spiegazione dei ritardi. Un silenzio che sembra meno riserbo istituzionale e più una scommessa: che nessuno se ne accorga. Scommessa persa, perché in un paese di poche centinaia di abitanti se ne accorgono tutti.

E c’è un secondo capitolo, perché la squadra è di due paesi ma i campi disponibili sono zero. Ad Arsoli la situazione è persino peggiore: lì non c’è un cantiere fermo, non c’è nemmeno un progetto. Nessun finanziamento, nessun impegno alla riqualificazione, nessuna prospettiva. E alle richieste di poter almeno utilizzare l’impianto così com’è, l’amministrazione arsolana ha risposto tirandosi fuori, come se il problema riguardasse soltanto il comune vicino. Peccato che i ragazzi che scendono in campo arrivino da entrambi i paesi.

Un altro locale: pavimento originale, materiale di risulta e tubazioni ancora da posare. La panca è l’unica cosa al suo posto.

E qui si arriva al punto. Il conto di questo ritardo non lo paga chi lo ha causato: lo pagano i ragazzi che non hanno un campo dove giocare, una scuola calcio che non riesce a crescere perché non ha un luogo dove esistere, una società sportiva che sopravvive a forza di volontariato e si ritrova a spendere in affitti quello che dovrebbe investire nei suoi ragazzi. In un paese dove i servizi sono già ridotti all’osso e la demografia non fa sconti, il campo sportivo non è un lusso: è uno dei pochissimi presidi di socialità rimasti. Lasciarlo in questo stato significa togliere a una comunità già fragile una delle poche ragioni per cui i giovani non prendono la macchina e se ne vanno.

È il momento che entrambe le amministrazioni si sveglino. Roviano ha i fondi e deve solo farli diventare lavoro vero, con tempi certi e comunicati ai cittadini. Arsoli, che di fondi non ne ha, può almeno smettere di considerare la questione affare altrui e mettere a disposizione ciò che ha. Due comuni, una squadra sola: se i ragazzi hanno saputo unirsi, non si capisce perché le istituzioni facciano così fatica.

Roviano merita risposte, non scadenze aggiornate di stagione in stagione. I suoi ragazzi meritano un campo, non un rettangolo di pozzolana circondato da big bag. E quel milione di euro, stanziato per lo sport e il benessere delle comunità, merita di diventare qualcosa di più di un cartello ben stampato che prende il sole.

Nel frattempo la pozzolana aspetta, con la calma di chi sa che qui nessuno ha fretta.

Tranne la squadra. Quella sì.”